AODV231 – Prevenzione dei reati tributari e responsabilità amministrativa degli enti

AODV231 – Prevenzione dei reati tributari e responsabilità amministrativa degli enti

Per la prima volta un reato tributario tra i reati-presupposto:
come affrontare una sfida nuova per gli enti

 

 

Il secondo comma dell’art.39 del decreto-legge 26 ottobre 2019 n.124 ha inserito l’art.25 – quinquiesdecies nel D.Lgs 231/01, aggiungendo ai reati-presupposto la falsa fatturazione di cui all’art.2, comma 1 del D.lgs.74/2000, un reato di natura tributaria.

 

Al momento si tratta di una sola fattispecie penal-tributaria, ma occorrerà attendere la conversione in legge del decreto per constatare che alla fine il legislatore non vada a ricomprendere tutti i reati tributari previsti dal D. Lgs.74/2000, come peraltro suggerito da autorevoli commentatori (intervista Prof. Mucciarelli al Sole-24 Ore del 29 ottobre).

 

Si tratta in ogni caso di una novità assoluta.

 

Prevenire la commissione di un reato tributario e di conseguenza redigere uno specifico protocollo ai fini 231 non è un compito semplice in quanto, diversamente da molti altri, i reati tributari sono pervasivi nell’ambito dell’attività di impresa ed è quindi difficile relegarli in ambiti di attività specifici o circoscritti.

 

Numerosi casi giudiziari, anche al di là delle classiche “cartiere”, società il cui oggetto sociale effettivo è l’emissione di fatture false, dimostrano l’esistenza di fattispecie che risultano particolarmente insidiose da rilevare, in particolare nei rapporti con soggetti esteri e nelle ipotesi di falso soggettivo.

 

Si passa infatti dai casi più “semplici” di soggetti che acquistano volontariamente fatture false per ottenere vantaggi fiscali illeciti sia in materia di IVA sia in materia di imposte dirette (e i benefici a vantaggio della società sono innegabili), a casi in cui l’impresa è in buona fede e quindi non è a conoscenza del falso. La conoscenza dell’illecito si materializza solo quando perviene al legale rappresentante una comunicazione giudiziaria ovvero quando ha luogo un accesso della polizia tributaria.

 

L’esistenza nell’impresa di un sistema sia organizzativo, sia amministrativo – contabile adeguati e che ricomprendano anche un sistema gestionale efficace, è di sicuro la prima misura indispensabile da attuare.

 

In relazione ai provvedimenti più recenti che hanno interessato le imprese, quanto sopra non rappresenta però una novità.

 

Il Codice della crisi d’impresa, il decreto legislativo 14/2019 emanato a gennaio, già prescriveva l’adozione di una serie di misure che, agli occhi di un Organismo di Vigilanza, appaiono oggi allineate alle esigenze di presidiare i rischi fiscali.

 

La capacità di prevedere flussi finanziari in un’ottica “forward looking” presuppone infatti la possibilità di prevedere costi, vendite e relativi incassi, sia quelli “regolari”, cioè incassi nei tempi contrattualmente previsti, sia quelli non regolari, cioè quelli da debitori notoriamente in difficoltà.

 

Anomalie riscontrate a seguito di attenta valutazione di questi dati possono costituire, oltre che allerta di crisi, anche campanelli di allarme che costituiscono indizi di fatturazioni false, soprattutto nel caso di importi significativi se raffrontati al volume d’affari dell’impresa.

 

Quanto all’organizzazione interna, ad esempio, se e quando possibile, riuscire a concentrare gli acquisti sotto un’unica responsabilità o comunque ridurre i centri di acquisto esistenti, consente forme di controllo più efficace. Se poi i poteri di acquisto sono limitati per fasce e si adotta il noto “four eyes principle”, per i soggetti apicali si riducono sicuramente i rischi di incorrere in acquisti fraudolenti.

 

Le banche, in particolare quelle che hanno adempiuto all’obbligo di istituire un efficace presidio del rischio fiscale secondo il dettato delle istruzioni della Banca d’Italia, avranno sicuramente meno oneri. Il presidio del rischio fiscale già costituito, salvo probabilmente qualche necessario aggiornamento, è una sicura base di partenza per la prevenzione del reato in argomento e probabilmente degli altri reati tributari laddove la normativa si evolva in tale direzione.

 

Problemi sicuramente maggiori per gli altri soggetti, che devono affrontare il tema per la prima volta.

 

A nostro sommesso avviso, la creazione di un presidio del rischio fiscale, pur con caratteristiche diverse da quello delle banche, resta la strada maestra da perseguire.

 

Fatte le verifiche preliminari tipiche dei Modelli 231, cioè il “risk assessment” preliminare volto ad individuare le aree di rischio, in questo caso con l’avvertenza che dette aree di rischio risulteranno più numerose del solito, si dovrà procedere all’implementazione di processi e procedure interni anche in materia fiscale, documenti probabilmente del tutto nuovi nella prassi di molte imprese.

 

Dovrà ad esempio essere dedicata maggiore attenzione all’anagrafe dei clienti e dei fornitori, magari con verifiche periodiche a campione sulla reale consistenza degli stessi (ad esempio attraverso mirate visure camerali che dimostreranno, tra l’altro, la reale e genuina intenzione di effettuare dei controlli ad hoc).

 

Altro esempio, tra i tanti, potrebbe essere un riscontro periodico a campione svolto da funzioni di controllo interne o da revisori esterni indipendenti sui servizi acquistati così come previsti da fatture o altri documenti contabili. Anche i servizi, infatti, pur essendo immateriali, normalmente si estrinsecano in attività materiali che devono lasciare qualche traccia tangibile all’ interno dell’impresa.

 

E così si potrebbe andare avanti a lungo.

 

Il vero tema, però, è fare un salto culturale rispetto al passato, senza il quale il resto appare sostanzialmente inutile.

 

Se infatti la gestione fiscale dell’impresa viene percepita solo come un “male necessario”, cui dedicare meno attenzione e meno risorse possibili, allora l’adeguamento alla normativa 231 e tutto quello ad esso inerente ne diviene un’appendice; ne deriva che tutto quello che si farà in merito sarà percepito più o meno come inutile burocrazia e non servirà a nulla.

 

Se invece la gestione fiscale acquista una diversa configurazione, diviene cioè uno dei molteplici aspetti di una gestione efficiente dell’impresa grazie alla prevenzione di rischi sia economici sia reputazionali, e questa consapevolezza viene condivisa da tutti, in particolare dai soggetti apicali, allora l’efficacia delle azioni intraprese porterà dei benefici sensibili.

 

L’articolo a cura del Partner Patrizio Braccioni già pubblicato su AODV231.