Disputes Tax Insider n. 4/2019 – Corte di Giustizia: preclusa la discriminazione sui dividenti distribuiti alle società estere

Disputes Tax Insider n. 4/2019 – Corte di Giustizia: preclusa la discriminazione sui dividenti distribuiti alle società estere

La Corte di Giustizia con la sentenza C-575/17 ha statuito che viola il principio comunitario della “libera circolazione dei capitali” la norma nazionale che preveda l’assoggettamento a ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti da una società residente a una società non residente che versi in una situazione di perdita fiscale, mentre, qualora i dividendi siano distribuiti a favore di una società residente, la loro tassazione, in assenza di un prelievo alla fonte, sarebbe differita alla chiusura dell’esercizio di loro percezione e soltanto se la società sia “in attivo”.

 

La Corte di giustizia con la sentenza del 22 novembre 2018, resa nella causa C-575/17, si è espressa sulla compatibilità comunitaria della legge nazionale francese, laddove stabilisce che i dividendi distribuiti da una società residente siano assoggettati a ritenuta alla fonte se percepiti da una società non residente anche qualora questa si trovi in una situazione di perdita fiscale nel periodo d’imposta di percezione, mentre, qualora i dividendi siano percepiti da una società residente, la loro tassazione si realizzerebbe alla chiusura dell’esercizio di loro percezione e soltanto se la società produca un reddito imponibile.

 

In altri termini, secondo l’ordinamento francese, il soggetto non residente viene assoggettato a una imposizione immediata e definitiva; ciò, invece, non accade ove il soggetto percettore sia residente, essendo in questo caso la tassazione subordinata al fatto che il percettore realizzi un reddito imponibile.

 

In tale contesto, alla Corte di giustizia è stato chiesto di valutare se tale regime fiscale possa costituire una violazione del principio della “libera circolazione dei capitali” sancito dagli articoli 63 e 65 del Trattato europeo.

 

La Corte di Giustizia, dopo aver respinto le argomentazioni secondo le quali (i) tale regime non violerebbe alcuna disposizione del Trattato in quanto le situazioni non sarebbero comparabili, (ii) l’assoggettamento a una ritenuta alla fonte dei dividendi versati a una società non residente costituisce un mezzo legittimo e adeguato per garantire un’imposizione fiscale efficiente, ha statuito che “79. Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, si deve rispondere alle questioni prima e seconda nonché al primo capo della terza questione, dichiarando che gli articoli 63 e 65 TFEU devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto del procedimento principale, per effetto della quale i dividendi distribuiti da una società residente sono assoggettati a ritenuta alla fonte se percepiti da una società non residente, mentre, nel caso in cui vengano percepiti da una società residente, la loro tassazione, secondo il regime di diritto comune d’imposta sulle società, si realizza alla chiusura dell’esercizio di loro percepimento subordinatamente alla condizione che il risultato della società medesima realizzato nell’esercizio medesimo sia in attivo, laddove la tassazione dei dividendi può, eventualmente, non verificarsi mai qualora la società stessa cessi la propria attività senza aver ottenuto un risultato in attivo successivamente al percepimento dei dividendi“.

 

In sostanza, per effetto di quanto sancito dalla Corte UE, la tassazione sui dividendi nello Stato di origine non sarebbe preclusa in radice, ma soltanto differita al momento in cui la società non residente chiuda un esercizio successivo “in attivo”.

 

D’altra parte, la stessa Corte di Giustizia ha dichiarato che “70. La concessione del beneficio del differimento d’imposizione alle società non residenti, eliminando necessariamente tale restrizione, non rimetterebbe in discussione il conseguimento dell’obiettivo connesso all’efficace riscossione dell’imposta dovuta dalle società medesime laddove percepiscano dividendi da una società residente. 71. In primo luogo, il regime del differimento d’imposizione in caso di risultato negativo dell’esercizio costituisce, per sua natura, una deroga al principio d’imposizione dei dividendi nell’esercizio fiscale di loro distribuzione, ragion per cui tale regime non è destinato ad applicarsi alla maggior parte delle società percettrici di dividendi. 72. In secondo luogo, si deve sottolineare che spetterebbe alle società non residenti fornire gli elementi pertinenti che consentano all’amministrazione finanziaria dello Stato membro d’imposizione di rilevare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge per poter godere del differimento. 73. In terzo luogo, i meccanismi di cooperazione esistenti tra le autorità degli Stati membri a livello dell’Unione sono sufficienti per consentire allo Stato membro di origine di verificare la veridicità degli elementi prodotti dalle società non residenti che intendano avvalersi del differimento dell’imposizione dei dividendi percepiti“.

 

Al fine di beneficiare del differimento dell’imposizione, da un lato, la società non residente è tenuta a dimostrare che nell’esercizio in cui ha percepito i dividendi ha conseguito un risultato fiscale negativo e, dall’altro, lo Stato della fonte gode del pieno diritto di verificare la posizione debitoria di tale società ricorrendo allo strumento dello scambio di informazioni previsto dalle direttive dell’UE.

 

Tale pronuncia assume notevole rilevanza sotto diversi profili.

 

Innanzitutto, si osserva che, nonostante la Corte di Giustizia si sia intervenuta pronunciata in merito alla normativa francese, le conclusioni contenute nella sentenza potrebbero interessare anche l’ordinamento italiano la cui disciplina è, sul punto, assimilabile a quella francese.

 

Infatti, i dividendi corrisposti a società residenti in uno Stato membro UE, salvo il caso in cui possano beneficiare dell’esenzione “madre-figlia” in presenza dei prescritti requisiti, sono soggetti a una ritenuta a titolo d’imposta dell’1,2%, ai sensi dell’art. 27, comma 3-ter, d.p.r. 600 del 1973. La ritenuta è applicata a titolo definitivo al momento del pagamento dei dividendi da parte del sostituto d’imposta al Fisco.

 

Tale previsione è finalizzata a uniformare il regime di imposizione dei dividendi corrisposti a società comunitarie a quella dei dividendi versati a società residenti.

 

La normativa nazionale non prevede un regime differenziato in funzione della situazione fiscale della società beneficiaria (utile o perdita), residente o non residente. Per l’effetto, una società residente in perdita fiscale non è incisa dal alcun prelievo sui dividendi incassati nell’esercizio, non essendo in ogni caso i dividendi soggetti a ritenuta alla fonte, mentre una società non residente, anche comunitaria, è comunque soggetta a ritenuta d’imposta (salva l’esenzione in base alla Direttiva madre-figlia), indipendentemente dal fatto che nell’esercizio in cui i dividendi sono stati percepiti si trovi in una situazione di utile o perdita fiscale.

 

In secondo luogo, deve osservarsi che, nonostante le conclusioni raggiunte dalla Corte di Giustizia si riferiscano specificamente alla corresponsione dei dividendi, i principi stabiliti nella decisione dovrebbero essere applicabili a qualsiasi tipo di provento soggetto al regime della ritenuta alla fonte, tra una società residente ed una società non residente.

 

Quanto precede consente alle società residenti di valutare la concreta applicazione della ritenuta alla fonte in funzione della situazione in cui si trova la società (non residente) percettrice del reddito, previa acquisizione di tutta la necessaria documentazione volta a giustificare il mancato prelievo alla fonte.

 

 

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